ALIMENTAZIONE ASSOCIATA O DISSOCIATA?
Martedì 14 Settembre 2010 13:03 Pubblicato in Cucina e TendenzePassati i tempi in cui il problema maggiore era riuscire ad avere cibo a sufficienza per sopravvivere, oggi la questione non è più di quantità ma di qualità. Quali alimenti scegliere per garantire il massimo benessere? Come abbinarli tra loro?.. le domande sono tante ma ancora di più le risposte. Da qualche anno si assiste a un vero e proprio fiorire di nuove teorie.
Una è la cosiddetta “alimentazione dissociata”.
Il presupposto fondamentale è più che condivisibile: meglio si digerisce e meglio si sta!
Ciò che invece è discutibile è l’idea che per raggiungere la massima efficienza digestiva, sia essenziale rispettare regole rigide nell’associare tra loro i cibi.
L’associazione di diversi alimenti potrebbe influire sulla digestione.
Consideriamo per esempio un elemento ricco di amido, come la pasta. La digestione dell’amido ha inizio già in bocca per azione di una sostanza enzimatica, la ptialina, che è attiva in un ambiente non acido e si inattiva col crescere dell’acidità. Quando il boccone insalivato raggiunge lo stomaco, l’azione della ptialina prosegue sino a che l’acidità dei succhi gastrici non la blocca. Per garantire una più facile digestione dell’amido diventa allora importante prolungare al massimo l’attività della ptialina, evitando di introdurre alimenti che stimolino la secrezione acida dello stomaco. La carne ha questo effetto di stimolo.
Ecco allora il motivo per cui una bistecca, subito dopo un piatto di pasta, non faciliterebbe la sua digestione. Per quanto affascinanti, le teorie su cui si basa l’alimentazione dissociata non sembra convincere la cosiddetta scienza ufficiale , o alimentazione associata. Per il nostro organismo infatti, è più che normale digerire più alimenti contemporaneamente . Del resto, l’abitudine di consumare pasti completi, formati da portate diverse per composizione nutritiva, non è solo d’oggi ma affonda le radici in tempi lontanissimi. Come coniugare per esempio la proposta di separare proteine e carboidrati con l’antichissima abitudine dell’uomo di accompagnare il pane proprio con pietanze proteiche.
Alimentazione associata o dissociata dunque? Se è vero che “digerire aiuta a vivere meglio” è anche vero che “vivere bene facilita la digestione” . La funzionalità della digestione infatti è condizionata da fattori che sono estranei alla composizione del cibo.
Per esempio uno stato di stress si somatizza facilmente a livello dell’apparato digerente , così come un’esperienza alimentare poco felice può condizionare in modo permanente il nostro approccio al cibo.
La stessa alimentazione dissociata, per garantire un eventuale benessere, deve essere vissuta con un atteggiamento psicologico positivo.
Mangioni rassegnatevi: sulle tavole arrivano le miniporzioni Finger Food!
E’ l’ultima frontiera della cucina. Cibo da bastoncino. Ma non quello cinese.Di legno o di metallo oppure di plastica. Da un lato forchettina a quattro punte, dall’altro cucchiaino. Cibo monodose “da mangiare in un boccone”.
I finger food possono essere elaboratissimi ma anche semplici: si va dai cucchiai di asparagi, uova di quaglia, sesamo e mozzarella fino al cannolo salato al ragusano. A preparare i finger food ci vuole passione e molto sangue freddo.Il trucco è la preparazione anticipata degli ingredienti di base rispetto all’ora del servizio.
La praticità di un finger è che non si consuma a tavola, ma in piedi, o sdraiati su un divano o persino per terra.
E’ un cibo dinamico, di sicuro antistress, a passo con i tempi che incombono e per favorire un rapporto più naturale con il cibo: si torna finalmente a mangiare con le mani, a toccare il cibo, a leccarsi le dita senza imbarazzo.
E’ l’ora, generalmente nel tardo pomeriggio o sera, in cui molti bar, pub e altro genere di locali, praticano sconti su bevande e spuntini.
Nella tendenza attuale l’ Happy Hour viene associato a un “aperitivo rinforzato” che precede il pranzo o la cena.
Nato negli Stati Uniti, il brunch (breakfast + lunch) si è diffuso soprattutto nei Paesi del Nordeuropa, divenendo il pasto della domenica per eccellenza. Con il passare del tempo si sono sviluppate varie tipologie di brunch: anglosassone, con gli immancabili muffins, scones, plumcakes; più salato nelle zone scandinave con insalate di aringa affumicata o salmone, più ricercato nei paesi francofoni, con le quiche e le terrine, più mediterraneo in Italia, con le frittate, i cornetti, le insalate di pasta e di riso.
Le bevande caratteristiche sono: il succo d’arancia, il tè e il caffè (americano, espresso), il succo di mela. In tutte le tipologie, è diventato il pasto per chi nel fine settimana si alza tardi e ha l’esigenza di coniugare colazione e pranzo.
I migliori affari, si sa, si concludono a tavola, magari davanti a un buon bicchiere.
Per questo motivo nelle grandi città si sta sviluppando sempre più la tendenza del “business lunch”: i ristoranti dei grandi hotel non si fanno scappare l’occasione per conciliare, “dovere e piacere”.
Sono i vegetali marini l’ultima frontiera del gusto e della sperimentazione in cucina.
I diversi tipi di alga sono utilizzati per dare sapore, per esaltare sapore, per creare texture differenti.
Scoperte dai vegetariani e dai salutisti, difficili da capire per i palati “comuni”, le alghe sono ormai un ingrediente indispensabile della cucina creativa e anche il grande pubblico comincia a scoprirle e ad apprezzarle. Siamo infatti abituati a pensare alle alghe come a vegetali infestanti. In realtà, anche se invadenti, hanno caratteristiche benefiche da sempre valorizzate in altre culture. In mare e oceani ce ne sono circa 25mila specie e si calcola che circa 500 sono commestibili.
Il litorale Atlantico che bagna le coste galiziane è un enorme orto marino con almeno 600 varietà di cui 35 commestibili. Non a caso si trova proprio qui la piccola e innovativa impresa di Portomuinos che si muove nel vasto mondo dell’impiego delle alghe marine nell’alimentazione e nella salute.
Foglie, fiocchi e polvere:
Le alghe possono essere cucinate con tutti i diversi tipi di cotture: bollite, al vapore, stufate, marinate, al forno, grigliate, saltate, fritte o crude.
- Le alghe in foglie:
Devono essere prima reidratate per alcuni minuti in acqua.
Per non perdere i sali minerali ed i diversi nutrienti rafforzandone anche il sapore potete tranquillamente filtrare l'acqua utilizzata per la reidratazione ed utilizzarla come acqua di cottura... - Le alghe in fiocchi:
possono essere utilizzate in tutti i piatti come si fa per le erbe aromatiche...
provate a spolverizzarle nei sughi e/o nelle minestre o nei contorni che vi preparate quotidianamente... - le alghe in polvere:
utilizzate per preparare nutrienti e gustose bevande, aperitivi o fantastici dessert (es: la Spirulina)
ESEMPI DI ALGHE COMMESTIBILI:
* Alga Dulse:
Alga rossa (Palmaria patata) della famiglia delle Rodoficee.
Originaria dell'Atlantico del nord è di colore rosso porpora, piuttosto morbida e dal particolarissimo gusto "piccante".
Usata come condimento o nelle zuppe si combina bene con le cipolle ed accompagna bene i piatti a base di avena e cereali.
* Alga Nori:
Alga rossa (Porphyra umbilicalis) della famiglia delle Rodoficee.
Ha delle foglie delicatissime, color porpora, che si sciolgono in bocca. Alga molto proteica che, se usata regolarmente, riduce il colesterolo ed i trigliceridi nel sangue.
Particolarmente adatta ai bambini
* Spaghetti di mare:
Alga bruna della famiglia delle Feoficee con la foglia a forma di uno spaghetto "ingrossato" che, dopo la reidratazione, assume il colore verde diventando simile ad un fagiolino e pittosto carnosa.
Ottima con le uova, negli aperitivi e accanto al pesce.
nb: E’ il vegetale più ricco di vitamina C (sei volte più delle arance), potassio e alginati.
* Wakame:
da usare con il pesce e cruda in insalata; tritata in zuppe, stufati e uova.Ricca di vitamine C, calcio, minerali, fibre e proteine.
* Lattuga di mare:
Alga verde appartenente alla famiglia delle Cloroficee viene utilizzata principalmente in insalate risotti, pesci in bianco, frutti di mare. Ha un sapore simile a quello dei crostacei. particolarmente ricca di calcio (30 volte più del latte), magnesio e minerali.
La foglia, verde e brillante, è piuttosto resistente e, di conseguenza, versatile nell'uso (sia cruda che cotta).
* Kombu:
Alga marina bruna molto usata nei risotti, pesci frutti di mare, zuppe e consommè. Ha un sapore di mare molto delicato e una consistenza carnosa ricca di proteine, fibra,vitamine e minerali ed, in particolare, di potassio, alginati e iodio.
La Dieta Mediterranea è patrimonio immateriale dell’Umanità (Fonte: http://www.unesco.it/)
La quinta sessione del Comitato Intergovernativo dell’UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, riunitasi da lunedì 15 a Nairobi in Kenia - per la prima volta in un paese dell’Africa sub Sahariana - per esprimersi su 51 candidature
per l’iscrizione alle liste del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, sia per la loro urgente necessità di salvaguardia che per il loro status rappresentativo, il 17 novembre ha iscritto la Dieta Mediterranea nella prestigiosa lista. Tale importante riconoscimento, felice coronamento di un iter iniziato quattro anni fa e ripreso con vigore nel 2009, consente di accreditare quel meraviglioso ed equilibrato esempio di contaminazione naturale e culturale che è lo stile di vita mediterraneo come eccellenza mondiale. Il termine “Dieta” si riferisce all’etimo greco “stile di vita”, cioè all’insieme delle pratiche, delle rappresentazioni, delle espressioni, delle conoscenze, delle abilità, dei saperi e degli spazi culturali con i quali le popolazioni del Mediterraneo hanno creato e ricreato nel corso dei secoli una sintesi tra l’ambiente culturale, l’organizzazione sociale, l’universo mitico e religioso intorno al mangiare.La prestigiosa Lista dell’UNESCO, che raccoglie gli elementi del patrimonio culturale immateriale considerati rappresentativi dell’umanità, constava di 166 elementi (tra cui il Tango argentino e la calligrafia cinese) di cui due italiani: l’Opera dei Pupi siciliana e il Canto a tenore sardo. La Dieta Mediterranea si va perciò ad aggiungere come terzo elemento italiano agli altri due.
Di influenza basca, le tapas nascono come canapè o bruschette monoporzione, da condire nei modi più svariati: verdure, carne, pesce, salse, sottaceti, salumi, affumicati, formaggi.
Possiamo considerare le tapas come “antipasti” nei quali l’estro e l’inventiva dello chef si rivelano in piccole dosi.
L’arte di mangiare il pesce crudo: così possiamo definire questa piacevole tendenza (questione di gusti, però..) in arrivo dall’ impero del Sol Levante.
Il sushi è preparato con pesce crudo, riso e alghe disidratate, il sashimi si compone solo di fettine di pesce crudo: è questa, sostanzialmente la principale differenza tra le due preparazioni. Indispensabile, in entrambe, la salsa di soia .


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