Passati i tempi in cui il problema maggiore era riuscire ad avere cibo a sufficienza per sopravvivere, oggi la questione non è più di quantità ma di qualità. Quali alimenti scegliere per garantire il massimo benessere? Come abbinarli tra loro?.. le domande sono tante ma ancora di più le risposte. Da qualche anno si assiste a un vero e proprio fiorire di nuove teorie.
Una è la cosiddetta “alimentazione dissociata”.
Il presupposto fondamentale è più che condivisibile: meglio si digerisce e meglio si sta!
Ciò che invece è discutibile è l’idea che per raggiungere la massima efficienza digestiva, sia essenziale rispettare regole rigide nell’associare tra loro i cibi.
L’associazione di diversi alimenti potrebbe influire sulla digestione.
Consideriamo per esempio un elemento ricco di amido, come la pasta. La digestione dell’amido ha inizio già in bocca per azione di una sostanza enzimatica, la ptialina, che è attiva in un ambiente non acido e si inattiva col crescere dell’acidità. Quando il boccone insalivato raggiunge lo stomaco, l’azione della ptialina prosegue sino a che l’acidità dei succhi gastrici non la blocca. Per garantire una più facile digestione dell’amido diventa allora importante prolungare al massimo l’attività della ptialina, evitando di introdurre alimenti che stimolino la secrezione acida dello stomaco. La carne ha questo effetto di stimolo.
Ecco allora il motivo per cui una bistecca, subito dopo un piatto di pasta, non faciliterebbe la sua digestione. Per quanto affascinanti, le teorie su cui si basa l’alimentazione dissociata non sembra convincere la cosiddetta scienza ufficiale , o alimentazione associata. Per il nostro organismo infatti, è più che normale digerire più alimenti contemporaneamente . Del resto, l’abitudine di consumare pasti completi, formati da portate diverse per composizione nutritiva, non è solo d’oggi ma affonda le radici in tempi lontanissimi. Come coniugare per esempio la proposta di separare proteine e carboidrati con l’antichissima abitudine dell’uomo di accompagnare il pane proprio con pietanze proteiche.
Alimentazione associata o dissociata dunque? Se è vero che “digerire aiuta a vivere meglio” è anche vero che “vivere bene facilita la digestione” . La funzionalità della digestione infatti è condizionata da fattori che sono estranei alla composizione del cibo.
Per esempio uno stato di stress si somatizza facilmente a livello dell’apparato digerente , così come un’esperienza alimentare poco felice può condizionare in modo permanente il nostro approccio al cibo.
La stessa alimentazione dissociata, per garantire un eventuale benessere, deve essere vissuta con un atteggiamento psicologico positivo.


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